Storia del radioantismo marchigiano


Di Antonio Puce • I6PZ (E-mail: antonio.puce@alice.it)
Iniziai questa ricerca sui pionieri marchigiani nel settembre del 2014 dopo le celebrazioni del 65° anno di fondazione dell’ARI di Ancona, concludendola alla fine dello stesso anno. Il presidente Gianfranco Gervasi (I6GFX) volle farne un’edizione speciale del bollettino di Sezione, offrendola come strenna natalizia ad uso esclusivo dei nostri soci. Allora non ritenni opportuno proporla a RadioRivista, a causa di incerte o incomplete notizie su alcuni protagonisti oggetto della ricerca. L’attesa è stata molto lunga, ma non del tutto infruttuosa, perché recentemente mi ha consentito di chiarire queste incertezze, offrendomi inoltre l’opportunità di trovare delle foto molto rare e importanti ai fini della storia del radiantismo marchigiano e italiano. La versione che qui propongo è una rielaborazione dello scritto originale, apportando gli aggiornamenti che il tempo trascorso ha reso necessari, ma mantenendo le date di prima stesura come riferimento temporale.

Nel giugno del 2014 abbiamo celebrato i 65 anni di fondazione della sezione ARI di Ancona: un lungo lasso di tempo da quel lontano 1949! In realtà, il pionierismo radioamatoriale italiano nacque intorno al 1923, chiudendosi con le prime avvisaglie di guerra verso il 1938. Le domande a cui dare risposte sono: ci furono radioamatori nelle Marche a quell’epoca? Chi furono i nostri pionieri? Che attività radio svolsero? Anche se nell’archivio della Sezione non esistono memorie o documenti antecedenti il 1949, era difficile pensare a una totale assenza di appassionati della radio in una regione così vasta.

Antonio Fiorenzi (1AF): i primi ascolti, 1923

Del periodo a cavallo tra il 1923 e il 1930 mi erano noti molti dei fatti più significativi, come la costituzione dell’ARI nel 1927, nata dalla fusione del RCNI (Radio Club Nazionale Italiano, fondato nel 1924 da Ernesto Montù) e dell’ADRI (Associazione Dilettanti Radiotecnici Italiani, fondata nel 1923 da Eugenio Gnesutta e altri). Inoltre, già conoscevo le attività operative e i primati conquistati dai più importanti operatori dell’epoca, ma le nostre storie locali sono poco note, se non addirittura sconosciute e spesso non documentate: e la storia senza “pezze d’appoggio” rischia di tramandare solo leggende.

Durante il regime fascista la situazione dei radiodilettanti italiani, come si chiamavano allora, era delle più infelici: qualsiasi attività privata nel campo radio era vietata, detenere un ricevitore o installare un pezzo di filo sul tetto richiedeva un permesso che, se pur concesso, consentiva il solo possesso, ma non l’uso dell’apparecchio, una situazione talmente assurda che non aveva riscontro in nessun altro paese civile. Verso la fine del 1923 parve aprirsi uno spiraglio quando furono concessi due permessi di trasmissione: il primo a Giulio Salom di Venezia (1MT), e il secondo a Adriano Ducati di Bologna (1ACD). Operando sui 200 metri, Salom collegò vari Stati europei, mentre il 25 gennaio 1924 Ducati collegò, primo in Italia, l’americano Schnell (1MO) sui 112 metri.

I successi tecnici di Salom e Ducati, tornando utili alla propaganda del regime, favorirono la concessione di alcune decine di permessi provvisori di trasmissione per studio e sperimentazione, accordati solo a persone in possesso di adeguata preparazione tecnica. Questo privilegiò un numero limitato di persone di alto livello che svolsero, sia pure per pochi anni, una notevole attività tecnica e operativa. Si andò avanti così fino alla fine del 1928, quando sembravano addirittura possibili ulteriori aperture e invece, improvvisamente e senza spiegazione alcuna, i permessi fin lì concessi furono revocati e mai più rinnovati.

Gli anni Trenta furono per i radioamatori italiani anni di clandestinità: s’inventarono nominativi, si usarono QSL prive d’indicazioni che consentissero l’identificazione, ma si continuò a operare, sia pure con grave rischio. Quando nel 1938 i venti di guerra cominciarono a soffiare, il pericolo divenne più grave e la maggior parte rinunciò a ogni attività. Questo fu il momento che chiuse definitivamente il periodo definito pionieristico non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Fu un periodo unico nel quale i radioamatori, costretti a usare lunghezze d’onda corte, ritenute inutili per usi commerciali, con le loro intuizioni e sperimentazioni già nel 1921 riuscirono ad attraversare l’Atlantico con ridicole potenze. I nostri collegamenti bilaterali raggiunsero in breve risultati così sbalorditivi da provocare una svolta epocale nelle radiocomunicazioni, che portò al totale abbandono dei giganteschi impianti a onda lunghissima. Successivamente, un nuovo e diverso periodo si aprì nel 1946 con la speranza di un mondo libero e in pace, dopo lunghi anni di guerra, tragedie immani e distruzioni.

Anche per noi radioamatori italiani, malgrado le difficoltà, il periodo più proficuo fu tra il 1923 e il 1928, e questo è l’arco di tempo che mi premeva indagare per scoprire tutto il possibile sui pionieri marchigiani.

Rintracciare i nomi è stato semplice, poiché disponevo del volume del Montù “Come funziona e come si costruisce una stazione per la ricezione e trasmissione radio telegrafica telefonica: teoria pratica dati costruttivi” (Hoepli, Milano 1932), dove trovai l’elenco dei radioamatori italiani al giugno 1930, contenente 235 nominativi di trasmissione e 34 nominativi d’ascolto con nomi e indirizzi. È probabile che questo sia il più aggiornato e forse l’ultimo Callbook italiano dell’epoca, non avendo reperito altri elenchi se non quelli del dopoguerra.

L’elenco dei pionieri marchigiani:

  • 1AF – Antonio Fiorenzi, Osimo (AN)
  • 1CI – Gino Ferroni, Ancona
  • 1CL – Ezio Volterra, Ancona
  • 1CP – Erso Zampini, Esanatoglia (MC)
  • 1HF – Guglielmo Paoletti, Ancona
  • 1IB – Edmondo Mammoli, Ancona
  • 1GU – Vasco Formica, Ancona
  • 1EH – Giuseppe Scolastici Narducci, Pollenza (MC)

Si tratta di un gruppo certamente significativo per quei tempi, che come numero non sfigurava al confronto di altre regioni. A questo punto si trattava d’individuare le fonti da cui trarre il maggior numero possibile di notizie sul loro conto.

La risorsa principale era senza dubbio Il Radio Giornale di Ernesto Montù, rivista introvabile sul mercato antiquario e difficile da reperire altrove. Ho voluto esaminare anche QST, il noto journal mensile dell’ARRL, che di tanto ospitava resoconti DX e qualche foto di radioamatori italiani tra il 1924 e il 1927, e poi sporadicamente fino al 1937. Ho sfogliato una quindicina di annate, e la lunga indagine ha fornito notizie di OM nostrani, ma non marchigiani. La ricerca del Radio Giornale, inizialmente apparsa come quella dell’araba fenice, si è invece conclusa positivamente con un colpo di fortuna, grazie al sito introni.it, gestito dall’ing. Francesco Piva dell’Università Politecnica delle Marche, nonché figlio dell’amico e collega Renzo Piva (I6RKW).

La sezione dedicata alle “vecchie riviste” ospita una consistente raccolta del Radio Giornale (introni.it/riviste_radiogiornale.html), completa dal dicembre 1923 al dicembre 1928, poi si salta al gennaio 1946 fino al luglio 1948. Manca il periodo che va dal 1929 al 1945, ma la parte più significativa per la mia ricerca c’era tutta. Per questo inaspettato ritrovamento, ringrazio Renzo che mi segnalò il sito, e suo figlio Francesco che con tanta passione lo gestisce.

Antonio Fiorenzi (1AF): autocostruzioni, 1924-25

L’esame del materiale e la cernita delle notizie di qualche interesse hanno richiesto parecchio tempo. La ricerca ha fornito poche notizie, ma indispensabili per delineare la storia del radiantismo marchigiano e il suo posizionamento in ambito nazionale. Vediamo ora qualche dato biografico e sull’attività dei radioamatori marchigiani, o almeno di quelli che ne hanno lasciato traccia.

Biografie e Attività dei Protagonisti

Ing. Antonio Fiorenzi, 1AF

Nato a Osimo (AN) in una storica famiglia, data di nascita incerta, ipotizzabile intorno al 1900. Negli archivi dell’Università di Bologna è indicato come iscritto al primo e secondo anno d’ingegneria negli anni accademici 1919 e 1920. Successivamente si trasferisce all’Università di Roma, dove si laurea. I suoi primi rapporti d’ascolto, effettuati tra il dicembre 1923 e l’inizio del 1924, vengono pubblicati sul Radio Giornale del marzo 1924 insieme a quelli di Adriano Ducati (1ACD). Si tratta di un nutrito elenco di stazioni amatoriali europee ascoltate sui 200 metri con un ricevitore autocostruito. Si può giustamente affermare che Fiorenzi sia tra i pochi radioamatori italiani di quell’epoca di cui si abbia notizia scritta degli ascolti, considerando che nel 1924 apparvero sul Radio Giornale due soli radioamatori autorizzati dal governo fascista, Ducati e Salom (1MT). Alcuni altri permessi arriveranno tra la fine del 1924 e il 1925. Infatti troviamo Fiorenzi operativo come 1AF nel 1925, e il suo nominativo figura al sesto posto nell’elenco dei nominativi italiani riportato da Montù, che inizia con 1AA assegnato alla Società Ferrarese Amici delle Radiocomunicazioni.

Antonio Fiorenzi (1AF): la stazione completa, 1925-27

Ecco alcuni dei suoi più importanti DX apparsi sul Radio Giornale:

  • Marzo 1924 – lungo elenco di ascolti europei;
  • Maggio 1925 – collega e riceve rapporti d’ascolto da varie stazioni europee;
  • Luglio 1925 – collegamento con 1AB (Brasile, 6 luglio 1925, ore 02:00 sui 32 m con 65 W);
  • Agosto 1925 – collegamento con Z2AE (Nuova Zelanda, 19 luglio 1925, ore 04:30 sui 33 m con 80 W);
  • Settembre 1925 – collegamento con Z2AC (Nuova Zelanda, 23 luglio 1925, ore 06:00, sui 35 m con 80 W);
  • Gennaio 1926 – collegamento con U1RR (Stati Uniti).

Nel luglio 1927 viene segnalata giacenza di QSL a suo nome presso la segreteria del Radio Giornale.

Dopo il 1927, non ho più trovato notizie che lo riguardano e purtroppo neanche immagini. Comunque, queste sintetiche notizie ci permettono di avere una sufficiente idea delle sue elevate qualità operative e presumo anche di autocostruttore. Nell’era dei primi collegamenti transoceanici in onda corta, i suoi collegamenti con la Nuova Zelanda seguono, dopo appena nove mesi, il primato mondiale assoluto di distanza Inghilterra-Nuova Zelanda conquistato da Z4AA e G2SZ, e, dopo poco più di un mese, il primato italiano sempre con la Nuova Zelanda conquistato da Montù. Questi risultati pongono Fiorenzi tra i tecnici e gli operatori più validi del suo tempo sia a livello italiano che internazionale: è il primo radioamatore marchigiano, e certamente tra i primissimi italiani.

Aggiornamento
Dopo quasi un decennio dalla prima redazione dell’articolo, ora abbiamo le immagini d’epoca di Antonio Fiorenzi (1AF), gentilmente donateci dai suoi nipoti dott.ssa Emanuela Panini e dott. Gianlorenzo Fiorenzi, che qui sentitamente e pubblicamente ringrazio. Questo ci permette di offrire a distanza di un secolo e a corredo della nostra storia l’immagine del pioniere marchigiano con le apparecchiature prodotte dalle sue mani. Inoltre, ora sappiamo che Fiorenzi nacque a Osimo nel 1898, visse per molti anni ad Arona dove si spense nel 1983. Notizie e documenti preziosi, che completano il quadro, rintracciati grazie all’attività diplomatica del consocio e amico Fabrizio Palanga (IU6AEI).

Gino Ferroni, 1CI

Non ho trovato notizie biografiche né operative in relazione alla sua attività nel periodo pionieristico, ma è stato l’unico del gruppo a riapparire nel dopoguerra. Fu nominato delegato ARI per le Marche per il 1947-48, e nel 1949 fondò la Sezione di Ancona, al tempo unica in tutta la regione, ne fu il primo presidente.

Gino Ferroni (1CI) nel 1949

Ezio Volterra, 1CL

Il suo nome appare sul Radio Giornale del gennaio 1927 come delegato per Ancona alla fondazione dell’ARI. Come e quando si sia appassionato alla radio non è noto, ma immagino debba essere accaduto qualche anno prima del 1927. Egli è il primo, e all’epoca il solo, delegato incaricato in tutte le Marche. Nello stesso anno ottiene la licenza provvisoria e partecipa al primo congresso ARI tenutosi a Como dal 18 al 20 settembre, dove prende parte attiva alle discussioni che vi si svolgono.

Ecco alcuni dati operativi desunti dal Radio Giornale:

  • Febbraio 1928 – viene ascoltato in Polonia;
  • Maggio 1928 – collega e viene ascoltato in vari paesi europei;
  • Giugno 1928 – opera in fonia con vari paesi europei;
  • Luglio 1928 – viene ascoltato in fonia da OZ2GO in Nuova Zelanda con soli 15W.

Dati di buon significato considerati i pochi mesi di attività a cui si riferiscono. Purtppo non posso aggiungere altro perché la collezione del Radio Giornale non va oltre il 1928, ma sappiamo anche che le licenze furono revocate e mai più rinnovate.

Aggiornamento
Desidero aggiungere alcune note su altre ricerche intraprese sulla figura di Ezio Volterra. Ho potuto accertare che abitò e lavorò ad Ancona, attivo nel commercio dei tessuti dall’inizio del 1927 alla fine del 1933. Ciò è documentato dall’indirizzo sul Radio Giornale, come pure dalla corrispondenza commerciale a suo nome (e col medesimo indirizzo) da me rintracciata e acquistata in rete. Non avendo altri dati oltre 1933, intrapresi una nuova ricerca e trovai sui registri anagrafici dell’Archivio di Stato di Modena il solo Ezio Volterra che per età sembrava compatibile con il nostro antico delegato. Era nato a Modena il 20 gennaio 1892 da Leopoldo Volterra e Clara Ascoli, di religione ebraica. Pensai a questo punto di rivolgermi alla comunità ebraica di Ancona, ma non furono in grado di aiutarmi dal momento che tutti i Volterra erano scomparsi da molto tempo. Continuai la mia ricerca visitando altri siti di comunità ebraiche, tra i quali quello di Verona, dove appresi che il commerciante di tessuti Ezio Volterra, con gli stessi dati anagrafici di cui sopra, fu arrestato dai nazisti il 4 aprile 1944 a Crosara di Negrar (VR), detenuto nel campo di Fossoli e infine deportato ad Auschwitz, dove morì il giorno stesso del suo arrivo, il 6 agosto 1944. Era stato lui il nostro antico delegato? Si era rifugiato a Verona per sfuggire ai rastrellamenti nazifascisti? Non fu possibile saperlo. Il dubbio sulla sua identità si è trascinato per anni senza che riuscissi a venirne a capo.

Alla fine del 2021 si aprì uno spiraglio: l’amico e consocio Sergio Molinelli (I6ONE) mi informò che dall’Archivio di Stato di Ancona aveva saputo che era esistito un Ezio Volterra nato ad Ancona nel 1882 da genitori diversi dall’omonimo nato a Modena. Questa poteva essere la persona giusta, ma mancavano dati sull’indirizzo dell’abitazione e sull’attività professionale a conferma dell’identità. La svolta conclusiva è arrivata nei primi mesi del 2023, a distanza di quasi nove anni dall’inizio della ricerca. L’Archivio di Stato di Ancona ha reso disponibili in rete i registri anagrafici delle Marche, così finalmente ho potuto consultare quelli di nascita, matrimonio e morte e accertare che il nostro Ezio Volterra era persona diversa da quella nata a Modena. Si trattava di un caso di omonimia quasi perfetto. Il nostro Volterra era dunque nato ad Ancona nel 1882 in una famiglia di religione ebraica, si era sposato, aveva avuto figli e aveva esercitato l’attività commerciale nel campo dei tessuti. L’indirizzo è stato confermato dai documenti. So per certo da altri documenti esaminati che ebbe molto a soffrire per le barbare leggi razziali fasciste del 1938. Fu offeso in molti modi nella sua dignità e costretto a vendere la sua attività commerciale. Morì improvvisamente a soli 59 anni nel giugno 1941, nella sua casa, immagino tra i suoi cari. Sapendo quanto accadde a tanti altri correligionari, viene da pensare che la sua prematura scomparsa gli abbia risparmiato le mostruose atrocità delle deportazioni e dei campi di sterminio nazisti. È una storia che si conclude per me con profonda tristezza.

Erso Zampini, 1CP

Nato a Esanatoglia (MC) nel 1884 e morto a Civitanova Marche nel 1957, era un facoltoso industriale nel campo conciario e della distillazione. Per ciò che riguarda l’attività radioamatoriale, sul Radio Giornale ho trovato una segnalazione per abuso del suo nominativo e un dato di ascolto del suo segnale in Tunisia. Presumo quindi che svolgesse una certa attività, ma non si sa nulla di più. Posso aggiungere che la sua passione per la radio si rivela nell’avveniristico arredamento della sua casa, che fece progettare nel 1925 da Ivo Pannaggi, un architetto e artista importante esponente del Futurismo. Nel progetto di Casa Zampini figura la Sala per le radioaudizioni con ben evidente il nome di Marconi. Mi piace pensare che fosse la sala radio del nostro pioniere. Gli arredi, recentemente restaurati, oggi costituiscono un importante museo, ma purtroppo non è rimasta traccia delle radio.

Guglielmo Paoletti, 1HF ed Edmondo Mammoli, 1IB

Sul conto di questi due pionieri mi dispiace dover dire che, al momento, non sono riuscito a scoprire assolutamente nulla.

Vasco Formica, 1GU

Non ho trovato dati anagrafici né informazioni relative alla sua eventuale attività radioamatoriale; tuttavia che si occupasse professionalmente di radio risulta evidente dall’annuario 1937 dell’AEI (Associazione Elettrotecnica Italiana), dove figura tra i commercianti in Ancona di apparati radiotelegrafici e radiotelefonici. È presumibile che anche lui abbia svolto attività operativa, ma non ho trovato alcun documento.

Giuseppe Scolastici Narducci, 1EH

Mi mancano i suoi dati anagrafici o professionali, e so solo che il nome appartiene ad un’antica casata maceratese. Dal Radio Giornale si apprende che nell’ottobre 1927 fu nominato delegato per la provincia di Macerata, seconda designazione nelle Marche.

QSL di Giuseppe Scolastici Narducci (1EH) del 22-2-28

Ecco alcuni dati operativi desunti dal Radio Giornale:

  • Gennaio 1928 – viene ascoltato in Francia e Polonia;
  • Maggio 1928 – viene ascoltato in Estonia.

Sembra che questo pioniere svolgesse una certa attività anche in fonia, ed è un vero peccato che sia stata poco documentata. Recentemente ho reperito una bella QSL di 1EH del 1928, l’unica fino ad oggi da me conosciuta di un pioniere marchigiano.

Conclusioni

Questo è tutto ciò che sono riuscito a documentare. È forse un risultato modesto, ma, come in tutte le indagini storiche, ha richiesto un lungo tempo per la ricerca e l’esame dei documenti. Ritengo tuttavia che questo studio sposti molto indietro nel tempo la storia del radiantismo anconetano, anzi potremmo dire marchigiano, ponendolo a livello di pochissime altre regioni italiane.